I combattenti curdi catturano Samir Bougana, il primo terrorista italiano: ” Ora voglio rientrare in Italia”

Tall Abyad (Siria)  “Sono stato un terrorista, ma adesso è finita e grazie a Dio sono ancora vivo. Spero un giorno ditornare a vivere normalmente in Italia con mia moglie ed i figli”. Si presenta così il primo jihadista italiano dello Stato islamico catturato dai curdi nel nord est della Siria. Samir Bougana, figlio di immigrati marocchini, ma cittadino del nostro Paese, è nato nel 1994 a Gavardo in provincia di Brescia, un paese di 12.930 abitanti. Dopo lunghe trattative le Forze democratiche siriane, che l’hanno fatto prigioniero il 27 agosto scorso, concedono l’autorizzazione all’incontro. Un curdo in  mimetica, kalashnikov e cappuccio in testa, per non farsi riconoscere, lo sorveglia di continuo. Basso, senza il barbone islamico di quando è stato preso, sembra dimesso e chiede un tè quando arriva ammanettato per l’intervista.

“Mi sento legato al Paese dove sono nato e ci penso sempre – esordisce il giovane tagliagole – Ancor più adesso che sono stato imprigionato dai curdi. Mi hanno detto che forse verrò trasferito in Italia”. In realtà nessuna nazione europea vuole riprendersi gli oltre mille volontari stranieri della guerra santa catturati dai curdi dopo la caduta di Raqqa, storica capitale dello Stato islamico. Samir parla bene l’italiano dopo avere frequentato “l’Itis, Istituto tecnico industriale fino al 2010” in provincia di Cremona. Al miliziano dello Stato islamico si illuminano gli occhi quando ricorda “gli amici di Piadena, dove ho vissuto per dieci anni e sono cresciuto con la squadra di calcio e la scuola”. Samir giocava come centrocampista del Gs Martelli del paese lombardo di appena 3417 anime. “Ho ancora dei parenti in Italia: zie a Piadena e in Sicilia. Non sapevano che mi ero arruolato nell’Isis. Solo i miei genitori ed i fratelli erano a conoscenza”, sottolinea Samir. La famiglia si sposta in Germania nel 2012 dove inizia la deriva integralista. “Quando ci siamo trasferiti ho iniziato a frequentare delle moschee ed è scoppiata la guerra in Siria – racconta l’italiano dell’Isis – Su internet seguivo i video discorsi degli sceicchi sauditi, che sostenevano fosse un nostro dovere aiutare in qualsiasi modo il popolo siriano”. Samir viveva a Bielefeld, a soli 26 chilometri da Abu Walaa, un predicatore jihadista che reclutava combattenti per la Siria. Walaa era il mentore di Anis Amri, il terrorista del mercatino natalizio di Berlino scarcerato dall’Italia nel 2015.

Samir sostiene di avere sentito parlare solo del predicatore jihadista. “A fine 2013 tanti europei erano arrivati in Siria – ricorda – Vedevo le immagini della guerra e delle violenze. A 19 anni mi sono detto: lo faccio pure io”. Il contatto è un mujahed europeo che verrà ucciso in combattimento. “Mi ha dato il numero di un siriano in Turchia. Ho  preso normalmente l’aereo da Dusseldorf ad Istanbul con mia moglie, Fatma Binol, tedesca di origini turche – rivela – L’appuntamento era ad Antiochia nel sud del Paese. Ci ha caricato in macchina portandoci al confine. Era facile, non c’erano né polizia, né controlli. Un altro contatto ci ha accolti in Siria”.

A nord di Latakia, l’ultima zona ancora oggi in mano ai ribelli jihadisti, “dei volontari tedeschi e francesi mi hanno invitato ad arruolarmi nella brigata Jund al Sham (l’Esercito del Levante legato ad Al Qaida, Nda). Sono stato addestrato a sparare con il kalashnikov e ad usare altre armi e pistole”. L’istruttore è un ceceno e Samir conferma che “i combattenti più duri, freddi e cattivi sono quelli che vengono dalla Russia. Non hanno misericordia”.

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Con fonte Gli Occhi Della Guerra