I cittadini di La Valletta sul piede di guerra: “I migranti sono troppi. La città non è più sicura. Le donne hanno paura”




(AGI) – “I migranti sono troppi. La città non è più sicura. Prima erano solo nel sud dell’isola, adesso sono ovunque. La sera le nostre donne hanno paura di tornare a casa da sole, le andiamo a prendere quando finiscono di lavorare, non escono dal negozio o dall’ufficio finché non arriviamo noi”. Sono le voci di Darren Agius, Neville e Neil, alcune delle persone incontrate appena messo piede a La Valletta. In attesa che la politica sbrogli la matassa e liberi dalle onde alte del mare i 49 migranti dalla Sea Watch 3 e della Sea Eye, tratti in salvo 15 giorni fa (e adesso fermi davanti le coste maltesi), proviamo a tastare gli umori della gente del posto. Ne viene fuori che la paura del migrante c’è ma non ha la meglio.

“Siamo tutti esseri umani”, dice Rita. “È disumano lasciarli in mezzo al mare. Chissà quelle mamme e quei bambini come stanno”. Va bene dunque far sbarcare i migranti sfiniti dal lungo viaggio, e da mesi di torture, ma solo per poco, per dar loro la possibilità di andare altrove. Ma dove? “Ovunque, ma non qui. Malta è piccola, in tutto 316 kq, per attraversarla tutta ci si impiega al massimo un’ora. Sono troppi per l’Italia, figuriamoci per Malta”.

Poi però interviene Sandra. “Non va bene questa guerra fredda con l’Italia. Siamo sempre stati Paesi amici. E adesso per questo problema ci scontriamo. La verità è che tutti i paesi dell’Unione Europea dovrebbero farsene carico”. Non più di quello che chiedono i migranti a bordo delle imbarcazioni umanitarie.

Ghetti anche a Malta

Almeno qui non dicono che i migranti portano via il lavoro. Ci confermano che adesso Malta è in un momento assolutamente positivo, l’economia funziona, trovare un buon lavoro e ben pagato “è facile”. E allora non potrebbero essere una risorsa? “Gli immigrati non si sono integrati, fino a 5-6 anni fa la situazione era sotto controllo – spiega Ewa – il numero era esiguo. Adesso no, ci sono delle zone che sono diventate dei ghetti, come Marsa Albert Town, dove alle sei del mattino ci sono centinaia di extracomunitari in strada che vengono caricati dai maltesi su dei furgoncini per fare lavori a due euro all’ora”.

Un ‘deja vu’ verrebbe da dire, con il pensiero che va al caporalato e ai nostri campi di frutta e verdura. E mentre la politica italiana si divide con il vicepremier Luigi Di Maio che ha manifestato la disponibilità dell’Italia ad accogliere donne e bambini se Malta li fa sbarcare, provocando uno scontro nel governo con l’irritazione dell’alleato Matteo Salvini, e quella internazionale attende il compromesso, qui si fa sera, la temperatura scende e le onde del mare diventano più minacciose.

Le ragioni di Muscat

Il primo ministro maltese, Joseph Muscat, ha dichiarato di non voler creare un precedente lasciando attraccare la nave Sea Watch con 33 migranti a bordo, alla ricerca di un porto sicuro dal 22 dicembre. In un’intervista telefonica alla radio One del Partito laburista, Muscat ha detto che per il suo governo la cosa più semplice sarebbe di recitare la parte di “Babbo Natale” e di consentire lo sbarco, ma questo metterebbe Malta a rischio di diventare il punto di approdo nel Mediterraneo per tutti i migranti bloccati in mare.

Con fonte Agi

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