Hong Kong e Taiwan dicono no ai matrimoni gay e alla follia della teoria gender a larghissima maggioranza




Una bella lezione alle società in declino occidentali aperte ad ogni tipo di perversione umana, alle folli ideologie moderniste, arriva dall’ Asia. Sia Hong Kong con un quasi plebiscito parlamentare, che Taiwan con un referendum, dicono no ai matrimoni contro natura omosessuali e alla criminale teoria gender che insegna la malattia mentale della transessualità ai bambini.

Hong Kong, 3 dic – “Questo matrimonio (gay) non s’ha da fare”: direbbe, oggi, un Don Abbondio d’origine orientale. Più compatto che mai, infatti, il mondo asiatico si oppone alle istanze Lgbt: esiste solo la famiglia naturale, costituita da uomo e donna. Decisivi, il referendum a Taiwan e i parlamentari di Hong Kong. Non solo: il popolo ha rafforzato il proprio “sì” alla famiglia tradizionale, con ben 7 milioni di voti.

Ma cosa è successo nella regione cinese (politicamente autonoma) di Hong Kong? Con 27 voti contrari e 24 astenuti, il parlamento ha bocciato la mozione che chiedeva di equiparare giuridicamente l’istituzione del matrimonio con le unioni omosessuali. Il 24 novembre, invece, la popolazione di Taiwan ha votato a favore di un referendum, in cui si affermava l’unicità del matrimonio: l’unione, esclusiva, tra un uomo e una donna.

La cultura cristiana, ovviamente in questo caso c’entra ben poco (per usare un eufemismo): il discorso è dunque “extra religioso” e conferente piuttosto il buonsenso. Stanno infatti nascendo spontaneamente numerose associazioni di cittadini, volte la difesa della famiglia. Si tratta per esempio della Happiness of the Next Generation Alliance di Taiwan, decisiva nella raccolta firme che ha portato al referendum. Referendum non solo riguardante le nozze gay: diverse le domande, come quella sull’introduzione della cosiddetta “educazione gender” nelle scuole primarie e secondarie. Prevedibili “mal di pancia” da parte dell’associazionismo Lgbt.

Oltre 10 milioni di persone hanno votato al referendum e i risultati sono stati perentori: 6,2 milioni di elettori (contro 3,9 milioni di voti contrari) si sono detti favorevoli alla non equiparazione fra unioni civili gay e matrimonio. 6,8 milioni di voti contrari all’inclusione dell’educazione gender nelle scuole (di contro, 3,2 milioni di elettori favorevoli). Ed infine, l’ultimo quesito: “Il matrimonio dev’essere consentito solo a coppie di sesso diverso”. Ben 7,3 milioni a favore, 2,7 milioni di voti contrari. “Vox populi vox Dei”: prima di legiferare, il Parlamento ha voluto interpellare un popolo quanto mai compatto e deciso. Il monito dal lontano Oriente è  dunque chiarissimo: esiste solo un matrimonio, esiste solo una famiglia.

Di Chiara Soldani

con fonte Il Primato Nazionale

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