Alfie non vuole morire e combatte come un guerriero: ancora vivo dopo 10 ore senza respiratore




Il piccolo Alfie Evans si beffa dei boia, magistrati assassini e medici complici, e continua a combattere da guerriero per non morire. Ancora vivo dopo 10 ore di distacco dei respiratori. Il papà costretto a praticare la respirazione bocca a bocca. Circa 30 poliziotti nella stanza del bimbo per assicurarsi che venisse ucciso senza troppe proteste di familiari e persone normali. Ma Alfie vuole vivere e non si arrende.

A circa dieci ore dal distacco dal respiratore Alfie Evans era ancora vivo. Dopo che l’Alta corte britannica ha respinto l’ultimo appello dei legali dei genitori, il respiratore che teneva in vita il piccolo è stato staccato e da allora il bimbo ha iniziato a respirare da solo. L’ha fatto sapere il padre Tom, secondo cui i medici sono «esterrefatti» in quanto pensavano sarebbe morto in pochi minuti.

Durante la notte, i genitori lo hanno aiutato con la respirazione bocca a bocca. Dopo che gli era stato staccato il respiratore da qualche ora, il bimbo ha avuto una crisi, ma i medici dell’ospedale si sono rifiutati di dargli l’ossigeno, come prevede il protocollo in corso. Ma il piccolo è un guerriero. E alla fine, da Liverpool arriva una buona notizia: «Alfie è stabile, ha un buon colorito e sta vicino alla sua mamma». Al momento del distacco del respiratore, ci sarebbero stati 30 poliziotti nella stanza del bimbo in ospedale.

Alfie, al centro di un’aspra battaglia legale, ha 23 mesi ed è affetto da una malattia neurodegenerativa. L’Italia gli aveva concesso la cittadinanza in un tentativo di trasferirlo al Bambin Gesù. Il Papa è intervenuto più volte sulla vicenda. In un tweet, il Pontefice, che la settimana scorsa aveva ricevuto il padre del piccolo in Vaticano e aveva chiesto all’ospedale vaticano Bambino Gesù di fare l’impossibile per portare il bimbo in Vaticano, ha scritto: «Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento»

Con fonte Il Secolo D’Italia

Redazione riscattonazionale.org

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