Il candidato grillino per la regione Marche è il nipote di un killer della camorra affiliato al clan di Cutolo




Al grido”onestà”, “onestà”, il Movimento Cinque Stelle candida per la corsa alla regione Marche il nipote di un killer della camorra affiliato al clan di Raffaele Cutolo. Imbarazzo tra i militanti grillini.

Roma – Le colpe dei padri non ricadono sui figli. Figuriamoci quelle degli zii. Come non essere d’accordo? Peccato, però, che a rivendicare il principio è proprio il candidato di un partito che lo interpreta in modo molto elastico.

Ossia Andrea Greco, 33 anni, ex attore, che corre per la presidenza della regione Molise sotto le insegne pentastellate, e che negli ultimi giorni è fonte di imbarazzi per il Movimento a causa, appunto, di una parentela tanto ingombrante quanto scomoda.

Suo zio era Sergio Bianchi, killer di camorra, affiliato al clan di Raffaele Cutolo. Bianchi era in sorveglianza speciale ad Agnone, paese natale del grillino, quando conobbe la futura zia del giovane politico, Giuseppina. I due convolarono a nozze, poi il camorrista si diede alla macchia e nel 1982 la polizia andò a cercarlo anche a casa del papà del candidato, all’epoca nemmeno nato. Suo padre, Tommaso, fu ferito da un colpo partito dalla pistola di un poliziotto. Bianchi finì ammazzato dalla polizia durante un conflitto a fuoco, tempo dopo, e due anni più tardi Andrea venne alla luce, inconsapevole di tutto questo scenario di parentele e sangue che lo aveva preceduto.

Tutto chiaro? Insomma. Intanto perché il candidato, quando la storia è venuta alla luce, ha provato a buttarla in caciara, definendo un «flirt» la relazione tra il killer di camorra e la zia, quando invece i due si erano sposati. E parlando del padre come di una «vittima della mafia», la qual cosa non è chiara essendo rimasto ferito, accidentalmente, da un agente di polizia.

E poi perché a definire «impresentabili» i candidati con parentele problematiche sono stati, per primi, proprio i Cinque Stelle. Non anni e anni fa, ma pochi mesi orsono. Quando, per esempio, l’8 di ottobre dello scorso anno Giancarlo Cancelleri, candidato presidente alle regionali siciliane per il M5s poi sconfitto da Musumeci, si lamentava degli «incandidabili» presenti nelle liste, quelle degli altri naturalmente.

Prima elencando condannati e indagati, impresentabili tout court, e poi aggiungendo: «A questi dobbiamo aggiungere quelli che si portano dietro le colpe dei padri o comunque dei familiari». E via snocciolando nomi di «figli e fratelli di», che, secondo Cancelleri, «per vincolo di parentela in qualche modo si potrebbe dire che queste persone sono comunque degli impresentabili».

Insomma, l’imbarazzo per una parentela «finita» prima ancora che il candidato nascesse è figlia più delle circostanze che della parentela stessa. Dei tentennamenti difensivi di Greco, difficili da spiegare visto che nemmeno era nato quando lo zio era già morto, che ha annunciato – ma senza far seguire i fatti al momento – di voler mostrare la fedina penale candida del papà. E di una coerenza pentastellata troppo spesso a geometria variabile.

Con fonte Il Giornale

redazione riscattonazionale.org

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